Ho scritto un articolo sulla bellezza. L’articolo appare sul numero 31, dicembre 2024, che ha appunto per tema la Bellezza, di Riflessioni Sistemiche, rivista promossa da AIEMS, Associazione Italiana di Epistemologia e Metodologia Sistemiche.
Il mio articolo appare insieme agli scritti di Martina Cavazza Preta, Laura Formenti, Ignazio Licata, Andrea Marcelli, Silvia Montevecchi, Ugo Morelli, Danilo Selvaggi.
“La bellezza come umana esperienza. Nonostante le cosiddette intelligenze artificiali”, Riflessioni Sistemiche, 31, dicembre.
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Qui il numero completo sul sito della rivista.
Qualche stralcio:
La bellezza è il frutto del lavoro, dell’agire responsabile dell’uomo buono.
Potrebbe apparire scontata, ed anche retorica, la definizione che ho appena proposto: la bellezza come caratteristica distintiva dell’uomo buono, che cerca il bene.
Eppure, ci troviamo oggi a dover ribadire che anche nell’andare oltre, lontano da noi stessi, nel nostro cercare l’immagine della bellezza sistemica – la bellezza della complessità, la bellezza nella complessità – l’inizio di tutto sta nella consapevolezza dell’essere umano. Nell’auto-riconoscimento, e quindi nel passaggio dall’idios al koinós, nella percezione dell’appartenenza alla natura, alla vita.
La bellezza che c’è, la bellezza che umanamente possiamo continuare a cercare, va detto, non è una facile e piacevole bellezza edenica. È la bellezza moderna, la bellezza del tempo in cui scienza e tecnologie sembrano trionfare. È la inquietante bellezza della Medusa. La bellezza descritta da Shelley: “l’orrore e la bellezza sono in lei divini (…) la grazia come un’ombra (…) le agonie dell’angoscia e della morte”. E da Baudelaire: ““Qualcosa d’ardente e di triste, qualcosa un po’ vago, che lascia corso alla congettura”.
La vicenda di Goya (…) ci parla di come il creare un’opera ripara, restaura l’artista stesso. L’opera contiene mostri per liberare l’artista dai mostri, l’opera può anche essere brutta, come la bruttura che rappresenta.
E dunque se ciò che conta, se il luogo della bellezza è l’umanissimo processo di cura, qualsiasi ‘opera d’arte’ prodotta da una cosiddetta intelligenza artificiale, non sarà che una imitazione, una pedissequa replica di un avvenuto processo di cura di un essere umano.
La macchina non potrà ‘aggiungere bellezza’ più di quanto possa aggiungerne, per esempio, l’inchiostro di una biro o la grammatura della carta.
La ricerca della bellezza è un tentativo. Sta a ognuno di noi cercarla dentro di sé e attorno a sé.
