Martedì 18 febbraio, a Padova, alle 18.30, presso la Libreria ItalyPost, viale Codalunga 4L, si è tenuto un incontro che prende spunto dal mio libro Splendori e miserie delle intelligenze artificiali. Alla luce dell’umana esperienza.
Incontro condotto da Ludovica Brognoli, giornalista.
Non credo esista una paura che frena il cittadino, il lavoratore, e così anche il manager e il politico, impedendo loro di cogliere i vantaggi implicito nell’uso dell’Intelligenza Artificiale, nel dialogare sincronicamente con i bot. Credo semmai che al contrario sia diffusa una eccessiva disponibilità all’interagire con l’Intelligenza Artificiale ed al ‘dialogare con i bot’.
Una disponibilità frutto del fatto che è più facile, meno impegnativo avere a che fare con una macchina piuttosto che con un essere umano. Le relazioni sociali sono difficili e faticose ed insodddisfacenti. Quindi preferiamo contentarci della relazione con una macchina.
Una disponibilità, anche, conseguenza delle situazioni problematiche che caratterizzano i tempi in cui viviamo.
Il mondo è complesso, è difficile giudicare e scegliere. Ci viene comodo limitarci analizzare, con l’ausilio di una macchina, i dati selezionati dalla macchina stessa.
Dovremmo incamminarci oggi invece, in un percorso solo in apparenza a ritroso.
Smetterla di specchiarci nella macchina.
Tornare a riconoscerci nell’essere umano che consapevole dei propri limiti sogna e sonda l’ignoto.
C’è un verbo che ci offre una visione sintetica di questo cammino. Un verbo che ci parla al contempo dell’essere umano, delle arti visive e delle immagini che narrano. ‘Osservare’.
Dalla radice indeuropea ‘swer’ derivano il sanscrito ‘varutá’, ‘protettore’; il greco ‘horán’, ‘vedere’; così come il latino ‘observare’: ‘ob’, ‘verso’; ‘servare’: salvare, preservare, conservare, mantenere intatto, custodire. Guardare di salvaguardare.
Computer Scientist e tecnologi ed ‘esperti’ ci spingono a ridurre il ‘conoscere’ entro i limiti del ‘computare’.
Torniamo invece ad ‘osservare’. Torniamo a meditare, a conoscere noi stessi, la natura intorno a noi, fino ad alzare lo sguardo.
Torniamo alla calma dell’essere umano che si sente in sintonia con la volta stellata.
Così la conoscenza dell’essere umano esce dalle strettoie digitali e si ricorda di essere vasta e incommensurabile come il cielo.
