Dire che la pace è l’opposto della guerra è veramente troppo poco. Alla ricerca del senso, possiamo ricorrere all’etimologia.
L’arcaico verbo latino pacere, come il sostantivo pax, derivano dalla radice pak, che ci parla dell’‘atto del pattuire’. L’idea di pace e l’idea di patto sono strettamente connesse.
La radice pak è contigua alla radice pag, ‘piantare’. C’è quindi l’originaria idea di ‘fissare’: ciò che è stabilmente fissato, ben piantato, solido, compatto, resiste come accordo. Ma basta ricordare il verbo latino pangere, discendente dalla radice pag, per allargare lo sguardo: ‘fissare confini’, ‘intraprendere’, ‘comporre canti’, ‘celebrare’, ‘promettere in sposa’.
Il tedesco Frieden ci dice che la pace è solo ‘stato di calma’, ‘quiete’, ‘armonia’, e ‘area protetta, recintata’. Lo slavo mir apre ancor più l’orizzonte di senso: la parola ci parla di ‘pace’, ma anche di ‘comunità’, ‘mondo’, ‘universo’.
Francesco Varanini